IL GIOVANE KONDI

Voi fate come volete. Io sono a mio agio a non essere a mio agio.

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Utente: kondi
There is no dark side of the moon, really. Matter of fact, it's all dark.

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alla fine...

mi avete amato *loading* volte
domenica, 31 maggio 2009



I figli di Pavel Nedved e di sua moglie Ivana si chiamano Pavel e Ivana. Così ci saranno sempre Pavel e Ivana che si vorranno bene, ha dichiarato.

Oggi Nedved dà l'addio alla Juve. Non ho molte parole per spiegare cosa significhi per me.

Voglio solo dirti ciao, Pavel. E grazie di tutto.

(otto anni fa mio padre mi mandava un sms con scritto habemus pavel e poi sono passati otto anni e come ho letto in un libro la giovinezza finisce quando i tuoi idoli calcistici sono più giovani di te ma è anche vero che quando uno come te pavel lascia è difficile non pensare a quanti momenti hai accompagnato come quando non hai giocato la finale di champion's league perchè ti sei fatto squalificare e davide mi ha chiamato mentre uscivo dallo stadio dicendomi c'è pavel che piange è stato coglione ma cosa possiamo farci e io no non possiamo farci niente non gli si può dire niente e nemmeno adesso possiamo dire niente possiamo solo prendere atto)
urlato con poesia da: kondi alle ore 16:14 | link | commenti (8)
lunedì, 25 maggio 2009



La metà di niente, avevi paura di essere diventata. Grazie a te, Veronica, anche io ho letto quel libro.
Però stiamo parlando di più di due anni fa. E adesso? Che ne è del niente? Sei la metà di qualcosa, adesso?

Il niente che tu temevi è simile a quel Nulla che ne La Storia Infinita divora tutto. Quel buio che ogni tanto cala sulle nostre teste.
Sabato sera, mentre ascoltavo il concerto, il Nulla si è fatto avanti di colpo, violento. Intorno a me, tutto il locale ha iniziato a sparire, bariste comprese. Non faceva manco più caldo.

Nulla, buio, niente.

Poi ho sentito una mano sulla spalla ed era Jenny. Mi ha passato una metà abbondante di vodka sour (pronuncia: sauer) e mi ha dato un bacio sulla guancia.
Grazie Jenny. E grazie anche a te, Veronica, ché mi hai mostrato la via per uscire con dignità da questo ciarpame senza pudore.
urlato con poesia da: kondi alle ore 13:00 | link | commenti (5)
giovedì, 21 maggio 2009



Tiravo fuori dallo zaino i miei fogli bianchi e subito loro mi baccagliavano tutto perchè sono degli sporcaccioni e volevano quindi sporcarsi. Che io li sporcassi. Con la mia penna.
Così, per mesi e mesi.
Ogni volta dicevo loro, ai fogli bianchi maledettamente bianchi, qualcosa tipo Guardatevi intorno! Cosa c'è qui che valga davvero la pena raccontare?. Ma loro niente, con quello sguardo che mi voleva significare qualcosa tipo Se non vedi nulla stai guardando dalla parte sbagliata, stupido!
Per mesi e mesi, così.

Ma.

Ma qualche giorno fa, mentre camminavo in via Garibaldi, ho visto a terra un naso da pagliaccio rosso. Rosso in origine, quantomeno; adesso, nero di sporcizia.
Sentimenti contrastanti nel vedere un oggetto che solitamente genera tanta felicità buttato così. Sentimenti banali, dopotutto. Classico contrasto tra immagini positive e negative. Il sacro e il profano.
Non mi sembra valesse davvero la pena di raccontare di quel naso da pagliaccio. Di quanto fosse inutile ora che a metterlo sul naso si rischiavano le malattie.

Gli ho dato un calcio per allontanarlo e mi sono girato e ho fatto un respiro profondo e ho messo il cappuccio e ho ricominciato a camminare di buona lena. E di questo alla fine ho raccontato, non del naso da pagliaccio rosso in origine.
urlato con poesia da: kondi alle ore 00:02 | link | commenti (22)