IL GIOVANE KONDI

Voi fate come volete. Io sono a mio agio a non essere a mio agio.

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alla fine...

mi avete amato *loading* volte
giovedì, 07 febbraio 2008



- Benissimo. Ora stammi a sentire un momento... può darsi che non esprima tutto questo in modo memorabile come vorrei, ma tra un giorno o due ti scriverò una lettera. Allora ti riuscirà tutto chiaro. Ma adesso sta’ a sentire, ad ogni modo -. Ricominciò a concentrarsi. Poi disse: - Il capitombolo che secondo me ti stai preparando a fare... è un tipo speciale di capitombolo, orribile. A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giù. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell’altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso ancora prima di avere veramente cominciato. Mi segui?
- Sì, professore.
- Sicuro?
- Sì.
Si alzò e andò a versarsi un altro cicchetto. Poi si sedette di nuovo. Per un pezzo non disse niente.
- Non voglio spaventarti, - disse poi. – Ma non stento affatto a vederti morire nobilmente, in un modo o nell’altro, per una causa indicibilmente ignobile -. Mi diede una strana occhiata. – Se ti scrivo una cosa, la leggi con attenzione? E la conservi?
- Sì. Ma certo, - dissi. E l’ho fatto, anche. Ho ancora il foglietto che mi ha dato.
Si avvicinò a quella scrivania dall’altra parte della stanza, e senza nemmeno sedersi scrisse qualcosa su un pezzo di carta. Poi tornò e si sedette con quel foglio in mano. – Per quanto sembri strano, questo non l’ha scritto un poeta di mestiere. L’ha scritto uno psicanalista che si chiama Wilhelm Stekel. Ecco quello che... mi segui ancora?
- Ma sì, certo.
- Ecco quello che ha detto: «Ciò che distingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa».
Si chinò in avanti e me lo porse. Io lo lessi subito appena lui me lo diede, e poi lo ringraziai eccetera eccetera e me lo misi in tasca. Era stato gentile a prendersi tutto quel disturbo. Sul serio. Ma il fatto era che non mi sentivo di concentrarmi. Ragazzi, tutt’a un tratto mi sentivo così maledettamente stanco.
Ma si vedeva lontano un miglio che lui non era stanco per niente. Tanto per cominciare, era brillo forte. – Io credo, - disse, - che uno di questi giorni ti toccherà di scoprire dove vuoi andare. E allora devi metterti subito in marcia. Ma immediatamente. Non puoi permetterti di perdere un minuto. Tu no.
Feci sì con la testa perché lui mi guardava in faccia e via discorrendo, ma non ero troppo sicuro di capire che diavolo avesse in mente. Ero quasi sicuro di saperlo, ma in quel momento non ci avrei giurato. Ero troppo stanco, accidenti.
- E mi dispiace dirtelo, - continuò, - ma credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza. Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smanii di sapere. E io credo che non appena ti sarai lasciato dietro tutti i professori Vines e i loro temi ora...
- I professori Vinson, - dissi io. Voleva dire tutti i professori Vinson, non tutti i professori Vines. Però non avrei dovuto interromperlo.
- D’accordo, i professori Vinson. Non appena ti sarai lasciato dietro tutti i professori Vinson, allora comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo, a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l’altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d’incitamento e di stimolante. Molti, moltissimi uomini si sono sentiti moralmente e spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro... se vuoi. Proprio come un giorno, se tu avrai qualcosa da dare, altri impareranno da te. È una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. È storia. È poesia -. Si interruppe e mandò giù un bel sorso di cocktail. Poi ricominciò. Ragazzi, era proprio partito in quarta. Meno male che non avevo cercato di fermarlo né niente. - Non sto cercando di dirti, - proseguì, - che soltanto gli uomini colti e preparati sono in grado di dare al mondo un contributo prezioso. Non è vero. Ma sostengo che gli uomini colti e preparati, se sono intelligenti e creativi, tanto per cominciare, e questo purtroppo succede di rado, tendono a lasciare, del proprio passaggio, segni di gran lunga più preziosi che non gli uomini intelligenti e creativi. Tendono ad esprimersi con più chiarezza, e di solito hanno la passione di seguire i propri pensieri fino in fondo. E, cosa importantissima, nove volte su dieci sono più modesti dei pensatori non preparati. Mi segui, di’?
- Sì, professore.
Ancora una volta non disse niente per un pezzo. Non so se vi sia mai capitato, ma è un po’ faticoso starsene là seduto aspettando che uno dica qualcosa mentre pensa eccetera eccetera. Sul serio. Mi sforzavo di non sbadigliare. Non è che mi annoiassi, per niente, ma tutt’a un tratto mi era venuto un sonno del diavolo.
- Gli studi accademici ti renderanno un altro servigio. Se li prosegui per parecchio tempo, cominceranno a farti capire che taglia di mente hai. Che cosa le va bene e, forse, che cosa non le va bene. Dopo un poco, comincerai a capire a che specie di pensieri dovrebbe attenersi la tua particolare taglia di mente. Per dirne una, questo può farti risparmiare tutto il tempo che perderesti a provare idee che non ti si addicono, che non sono adatte a te. Comincerai a conoscere le tue vere misure e a vestire la tua mente attenendoti a quelle.
Allora, tutt’a un tratto, sbadigliai. Razza di bastardo maleducato, ma chi ce la faceva più.
Però il professor Antolini si mise a ridere. – Andiamo, - disse, e si alzò. – Prepariamo il tuo divano.

urlato con poesia da: kondi alle ore 22:42 | link | commenti (7)