IL GIOVANE KONDI

Voi fate come volete. Io sono a mio agio a non essere a mio agio.

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There is no dark side of the moon, really. Matter of fact, it's all dark.

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alla fine...

mi avete amato *loading* volte
mercoledì, 14 ottobre 2009

 

E poi un mattino ti svegli e succede che.

Pensate un secondo ai film horror. Quei momenti in cui ancora non è avvenuto nessun massacro. Che magari la protagonista si aggira per la casa di notte a piedi scalzi perché vuole prendere un bicchiere d'acqua e tornare a dormire. Mentre guardate quella scena lo sapete tutti che sta per succedere qualcosa di brutto. Come fate a saperlo? Chiaro, la colonna sonora mette tensione e le inquadrature mettono tensione e i rumori sono amplificati, tipo che il parquet scricchiola ad ogni passo: insomma, tensione ben costruita.
Ora provate ad immaginare la scena senza tutti questi elementi. Pensate di viverla, una scena del genere. Di notte, vi alzate per prendere un bicchiere d'acqua: non fa più così paura, no? E tornate a dormire. Punto, fine.

Un mattino succede di svegliarsi e sentirsi così. Di non ricordare l'ultima volta che ci si è sentiti diversamente. Punto, fine.

Domani trasloco in una casa DE PUTA MADRE. Sono un po' a corto di soldi quindi, se qualcuno vuole, vendo poesie al modico prezzo di due euro. Tutto in nero, tranquilli.
urlato con poesia da: kondi alle ore 16:44 | link | commenti (6)
martedì, 29 settembre 2009


Agli spagnoli basta poco per divertirsi. Si fanno i bibitoni e si buttano per strada, in ogni angolo o panchina o piazza.
La cosa che mi lascia secco è che teoricamente qui non si può bere alcolici per strada. Infatti i paki spacciano lattine di birra a un euro come da noi i maghreba il fumo. E il risultato finale di questa legge che dice che non si può bere per strada è: che tutti bevono per strada.

E lasciano un degenero incredibile. Lattine e bottiglie vuote, fazzoletti, mozziconi di sigarette, sigarette aperte, pezzi di cartine, resti di panini..
[i tre puntini di sospensione indicano che l'elenco potrebbe continuare all'infinito, come se tu metti un trattino sopra una cifra o una sequenza di cifre alla destra della virgola e significa che quella cifra o sequenza di cifre si ripeterà all'infinito (quella cifra o sequenza di cifre si chiamerà allora PERIODICA)]

Però poi al mattino la città è sempre pulita, e questo perchè di notte passano gli spazzini che però invece di spazzare hanno un idrante e sparano acqua fortissimo dappertutto. Non guardano in faccia nessuno e se ti trovi nella traiettoria del getto nella peggiore delle ipotesi ti lavano. Nella migliore, ti fanno male (che il getto è molto forte l'ho già detto?).

Questa abitudine va avanti da anni, ma nessuno dice niente.
urlato con poesia da: kondi alle ore 16:44 | link | commenti (3)
sabato, 19 settembre 2009


Se dalla doccia non uscisse acqua calda, mi dice Pie, vuol dire che il boiler si è spento e che devi accenderlo. Per farlo usa questo, e mi fa vedere uno di quegli accendini da fornello, quelli lunghi.

Proprio uguale a quello che tu hai a casa e che mi hai insegnato ad usare. Ti avevo presa in giro quando mi spiegavi che non riuscivo ad usarlo perché non schiacciavo il tasto della sicura. Mi sembrava, e mi sembra tutt'ora, che fossero previste troppe precauzioni per quello che in fin dei conti è solo un accendino.
Ma sarai orgogliosa di sapere che stamattina ho acceso la caffettiera in maniera davvero brillante, utilizzando le tecniche di accensione da te insegnatemi.

Per fare la doccia ho dovuto farmi prestare le ciabatte, poi. Non le ho portate, perchè dalle valigie (speriamo ci vada la i!) ho dovuto togliere molta roba per non sforare col peso. 28 kg, infine: l'intero peso materiale delle mie esigenze quotidiane.
Qualche kilo in più c'era comunque, e infatti l'addetto Ryanair a Caselle mi fa: Per questa volta ok, ma la prossima cerca di essere più leggero.

Con tutte le zavorre di cui mi sono liberato negli ultimi tempi, più leggero di così la vedo davvero difficile.
urlato con poesia da: kondi alle ore 13:53 | link | commenti (9)
lunedì, 07 settembre 2009



Secondo me è una cazzata che i pipistrelli si attaccano ai capelli. Non conosco nessuno cui un pipistrello si sia attaccato ai capelli. Non conosco nemmeno nessuno che conosce qualcuno cui un pipistrello si sia attaccato ai capelli.
Eppure, come animali, sono numerosi.

Una volta ne è addirittura entrato uno in camera dei miei, al mare. Non si è attaccato ai capelli di nessuno, anche se era spaventato. Dai oh, che animale è che se è spaventato non usa una caratteristica così fastidiosa come ATTACCARSI AI CAPELLI? Perchè è una cazzata 'sta cosa qui, ve lo dico io.

Non so davvero chi è che si diverte a mettere in giro queste voci.

(mio zio poi quel pipistrello l'ha ucciso a colpi di qualcosa che non ricordo cosa. ma come caratteristica negli umani ci sta, questa)
urlato con poesia da: kondi alle ore 04:35 | link | commenti (5)
venerdì, 28 agosto 2009



Con Tonino parliamo spesso di ricette. Ieri era la volta del polpettone.
Che è una figata, il polpettone, perchè ci puoi mettere dentro quello che vuoi (Toni, appunto, diceva che tritarci dentro un po' di mortadella potrebbe essere la morte sua). Poi impasti tutto e lo stendi e lo farcisci e lo arrotoli; oppure gli dai forma come fosse una grande polpetta (polpettone significa grande polpetta!).

Quel giorno che ero solo a casa e il telefono suonava all'impazzata e io non rispondevo perchè mi era arrivata quella brutta notizia, mi ero cucinato il polpettone. Con le patate al forno.
Mi ricordo che quando l'ho guardato, caldo e pronto, ho pensato che non l'avrei mangiato, che il mio umore non me lo consentiva. Dubitavo persino che avrei di nuovo mangiato, nella mia vita.
Succede così, in alcuni momenti: non viene la voglia di mangiare, nè di dormire, nè di fare tantissime altre cose. Ti sembra che qualcosa si sia rotto, e che tutte quelle cose apparentemente normali non le farai mai più.

Più tardi, quel giorno, quel polpettone me lo sono divorato con Savo. Ed era buonissimo. È la vita che viene a riprenderti, quando succede così: inizia con le cose basilari (mangiare, dormire, parlare) e poi piano piano ti restituisce tutto. E così ricominci a ridere e ad uscire e ad avere meno paura e poi col tempo ci si fida di nuovo degli altri e poi ci si fida di nuovo di sè e poi viene anche magari voglia di voler bene e di innamorarsi di nuovo.

Questo è il percorso, se si sceglie la vita. Basta avere pazienza.
Mangiate il polpettone, raga.
urlato con poesia da: kondi alle ore 15:48 | link | commenti (7)
venerdì, 14 agosto 2009



A casa mia si sta dando il bianco.
A parte che non capisco assolutamente perchè colorare le pareti di casa. Tanto poi si risporcano. Lo so che potreste dirmi allora perchè ti pulisci il culo quando vai a cagare?, ma le pareti di casa non si sporcano mica di cacca! Nel caso aveste pareti sporche di merda, fate bene a dare il bianco.
Non è il mio caso, questo: secondo me non era necessario colorare i muri di casa mia. Però, come già detto, a casa mia si sta dando il bianco.
E c'è un casino, perchè si spostano tutti i mobili. Un macello.

Mercoledì sera dovevo uscire e non trovavo le chiavi della macchina in tutto questo macello (già descritto). Le ho cercate in lungo e in largo nel macello che è la mia casa mentre si dà il bianco (in lungo e in largo già descritto), ma non le ho trovate e alla fine non sono uscito.
Giovedì pomeriggio (ieri) dovevo andare a lavoro ma non le ho trovate. Allora sono sceso per vedere se almeno la macchina c'era ancora. Hai visto mai.
Le chiavi erano lì, dentro la macchina. Dentro il nottolino dell'avviamento (ho guardato su google come si chiama quel buco dove metti le chiavi per accendere l'auto, e si chiama nottolino dell'avviamento).
Io, praticamente, lunedì sera sono tornato a casa e ho spento la macchina e sono andato a casa senza nemmeno togliere le chiavi nè chiudere la portiera.
E in quattro giorni nessuno me ne ha derubato (della macchina)!

Non tutto il male vien per nuocere, però. Mercoledì sera, non essendo, come già detto, uscito, ho guardato Paura e delirio a Las Vegas. Era uno di quei film che di solito quando se ne parla faccio finta di aver visto. E così per molti altri film. E libri, anche.
Non giudicatemi, so che lo fate anche voi. Anzi, confessate! Avrete anche voi un libro o un film che fingete di conoscere ma che, ignoranti!, non avete voglia di impegnarvici. Confessate!
urlato con poesia da: kondi alle ore 15:32 | link | commenti (7)
sabato, 08 agosto 2009



Una volta Teo mi ha chiamato dicendomi che aveva sentito in radio che Mazzocchi era morto. Povero Mazzocchi!, mi ha detto che dicevano. Quella sera noi suonavamo con i Did all'Alcova..

Aspetta un secondo, parliamo dell'Alcova. L'Alcova era uno dei tre edifici occupati, insieme alla Rosalia e al Fenix, che c'erano sul lato di corso San Maurizio dei Giardini Reali..

Aspetta un secondo, parliamo dei Giardini Reali. Da bambino pensavo che ci fossero dei giardini reali e degli altri irreali. Questo perchè la maiuscola parlando non si vede, e Reali significa DEL RE, che a Torino ha fatto anche costruire i portici lungo tutto il centro per non bagnarsi passeggiando, se piove. E, davvero, non ti bagni!

Quella sera che suonavamo con i Did all'Alcova, però non pioveva. E allo stesso tempo suonavano i Cibo al Paso (non ho voglia di parlare del Paso). In poco tempo tutti i nostri amici, presenti o no, sapevano che era morto Mazzocchi. Ma Mazzocchi è vivo ancora oggi, a molti anni di distanza. Io non lo so che cazzo aveva sentito Teo per radio.

Non l'ho spiegato minimamente bene, ma è quella la Torino che mi piace. E non esiste più, se non in questo caldo Agosto che sto passando a salutare gente che parte, e mi annoio così tanto che mi sembra di non essere mai stato così felice.
urlato con poesia da: kondi alle ore 14:27 | link | commenti (7)
lunedì, 27 luglio 2009



Sabato sera a lavoro Bea mi chiede Sei incazzato, Fra? e io senza tentennare dico sì. Lei mi dice È mica per qualcosa che ho detto? Sai che io sono un po' così ma non lo faccio con cattiveria e io Ma no Bea figurati, è il telefono che mi fa incazzare. Ma alla fine basta questa scena a farmi stare meglio, a farmi capire che non con tutte le persone è difficile avere a che fare. Che esistono rapporti umani in cui si dà e si riceve.

Poi un bel po' di ore dopo sono ai Murazzi (ciò che tutto il mondo a noi torinesi ci invidia) ed è l'alba. Due ragazzi (che per comodità narrativa chiameremo Tom e Jerry) si tuffano nel Po. Tom nuota fino all'altra sponda e quando la raggiunge si spoglia nudo ed inizia a saltare esultando. Nudo col pisello di fuori. Ovazioni e boati tra la gente dalla mia sponda del fiume. Jerry invece è fermo in mezzo all'acqua, a metà tra le due rive. Forse vuole tornare indietro, ma io penso che la distanza che lo separa tra la ritirata e l'amico trionfante è la stessa. Cosa deciderà?, penso.
Mentre Tom si rimette le mutande e torna di nuovo a nuoto verso di noi, Jerry raggiunge finalmente la sponda opposta. Tom prende le sue ovazioni anche al ritorno, Jerry raggiunge l'altra riva e così bagnato va via, uscendo in silenzio da questo racconto.

Qualche minuto prima di questa scena avevo incontrato Irene e avevamo chiacchierato anche un po'. Ogni volta che la vedo penso che me la ricordo più alta.
Forse sono io che cresco.
urlato con poesia da: kondi alle ore 15:12 | link | commenti (2)
giovedì, 23 luglio 2009



Mia madre mi ha preso dei calzini nuovi.

Sono dei calzini della Reebok ma mia madre non vuole farmeli usare che dice che sono per quando vado a Barcellona.

Perchè io a settembre, non so se ve l'ho detto, mi trasferisco a Barcellona.

Come dicevo prima, mia madre mi ha già preso dei calzini nuovi per quando parto. Ma la roba da restarci secchi è che non ho saputo che mi aveva preso questi calzini della Reebok se non quando sono rimasto un giorno senza calzini puliti.

E anche se le ho detto Dai fammeli usare lei niente, è stata categorica, perchè mi serviranno poi da settembre.

Piuttosto ora dentro le scarpe ci metto i piedi scalzi.
urlato con poesia da: kondi alle ore 16:42 | link | commenti (4)
giovedì, 16 luglio 2009



Non sopporto chi mi racconta i sogni che fa di notte. Di solito sto zitto e ascolto, ma sappiate che è una cosa che mi annoia a morte.
Mi scuserete, quindi, se ve ne racconto uno io. Mi scuserete soprattutto perchè queste cose che ora vi racconto non le ho davvero sognate: dicesi artificio letterario.

In questo sogno andavamo in un posto ed eravamo con due macchine, e una era il mio Pandino. Non conoscevo la strada e quindi dovevo seguire l'altra macchina. E faticavo, ché l'altra macchina era più veloce e più nuova, a stare dietro. Ma in fondo sapevo che da davanti qualcuno mi seguiva nello specchietto retrovisore, che mai mi avrebbero lasciato indietro. Perchè prima o poi saremmo arrivati da qualche parte insieme.

Allo stesso modo tu mi hai sempre sempre sempre camminato davanti. E io ho sempre pensato mi avresti aspettato, tu mi hai sempre fatto pensare mi avresti aspettato. E io ho sempre pensato andassimo nella stessa direzione, tu mi hai sempre fatto pensare che la direzione fosse la stessa.

Ma non era così, e alla fine per raggiungerti ti ho dovuto affiancare nel punto più basso e più buio.

Con te, finalmente, nella merda.
urlato con poesia da: kondi alle ore 14:01 | link | commenti (13)